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Storie vere, soluzioni pratiche: il webinar CIVINET Italia del 18 dicembre 2025

Vatican City, Rome

Image from Unsplash by Caleb Miller

Il 18 dicembre 2025, CIVINET Italia ha messo in fila quattro esperienze molto diverse tra loro e, proprio per questo, sorprendentemente complementari, con un obiettivo semplice: accendere i riflettori su ciò che sta già funzionando, con bisogni e vincoli reali, e capire cosa possiamo portarci a casa come comunità di pratica.

CIVITAS, CIVINET e una rete che cresce per scambiare idee e buone pratiche

Ad aprire i lavori è stato Stefano Proietti (CIVINET Italia / ISINNOVA), con un breve inquadramento su CIVITAS e sul ruolo delle reti nazionali CIVINET come spazio di scambio, networking e diffusione di soluzioni replicabili a livello locale. 

Nel racconto di avvio, un passaggio è emerso con chiarezza: CIVINET Italia non vuole essere “un altro contenitore”, ma un punto di contatto operativo tra città che stanno facendo passi avanti e città che vogliono iniziare, spesso con risorse limitate e tempi stretti. Da qui anche lo sguardo al 2026, con l’idea di un nuovo workshop dedicato alle città medio-piccole e il percorso verso la conferenza CIVINET a Roma, prevista per il 12–13 maggio 2026.

Il saluto del Sindaco Vito Parisi: pianificazione, dati e continuità degli investimenti

Nel suo intervento istituzionale, Vito Parisi (Sindaco di Ginosa, Vicepresidente ANCI e delegato alla mobilità) ha toccato un punto che ha fatto da cornice a tutta la mattinata: la mobilità sostenibile non è più un tema “di nicchia”, ma un pezzo della qualità della vita quotidiana, legato alla possibilità di muoversi senza essere obbligati al possesso dell’auto.

Accanto a questo, però, è arrivato anche un messaggio di realismo: la transizione richiede continuità, informazioni e capacità di pianificazione, soprattutto per città piccole e medie e per le aree interne. E richiede una prospettiva di investimenti che non si interrompa bruscamente dopo gli ingenti finanziamenti del PNRR, perché altrimenti il rischio è quello di costruire slancio senza poterlo trasformare in sistema.

Viterbo: il trasporto a chiamata come risposta concreta per integrare il servizio

Il primo caso studio ha portato al centro della scena Viterbo, con l’intervento di Elisabetta Ferrari (Francigena – Comune di Viterbo). Il titolo, in fondo, era già una dichiarazione di metodo: “bisogna crederci”. Crederci significa avere la pazienza di accompagnare l’innovazione, comunicarla bene, gestire inevitabili resistenze e, soprattutto, riconoscere che la tecnologia da sola non basta se non è inserita in un disegno più ampio.

Nel racconto di Viterbo, il trasporto pubblico a chiamata è apparso per quello che spesso è: una soluzione estremamente pragmatica quando la domanda è frammentata, alcune zone restano scoperte, i tempi di attesa diventano un deterrente e la rete tradizionale fatica a essere “giusta” per tutti. La sperimentazione immaginata parte da esigenze specifiche, come collegamenti più sensati in alcune fasce orarie e una risposta più efficace alla domenica, in un contesto dove la morfologia urbana e il traffico rendono ogni miglioramento una sfida di precisione.

Settimo Torinese: Settibus e l’innovazione che diventa abitudine

Da Viterbo ci siamo spostati a Settimo Torinese, con Ginevra De Brevi e Silvia Casale, per un’immersione molto concreta in un servizio di DRT urbano che sta crescendo e, cosa ancora più interessante, sta cambiando il modo in cui l’utenza lo usa.

Il Settibus, attivo in sperimentazione dall’8 aprile 2024, è stato raccontato attraverso logiche di funzionamento e monitoraggi progressivi: prenotazioni via app o call center, diverse modalità di richiesta (anche ricorrente), pagamento a bordo o digitale. Ma il punto di svolta, nel racconto, è stata l’evoluzione del comportamento: dal “provo e vedo cosa succede” alla pianificazione anticipata, quando il servizio diventa più familiare e smette di essere percepito come un esperimento.

Nella discussione, è emerso un dettaglio operativo rilevante: con i volumi attuali, il servizio è gestibile con uno (fino a due) mezzi, confermando come il DRT possa essere proporzionato, scalabile e adattabile alla domanda effettiva.

Piano di Sorrento: elettrificare la flotta comunale in un territorio ad alta pressione

Il terzo intervento ci ha portati nel cuore della penisola sorrentina, con Francesco Cannavale (Comune di Piano di Sorrento) e un tema molto critico: la mobilità in un territorio bellissimo ma fragile, con flussi intensi e un’unica dorsale di attraversamento che concentra traffico e criticità.

La transizione elettrica, in questo caso, è passata da una scelta strategica e da un lavoro di impostazione amministrativa molto accurato, reso possibile dai finanziamenti PNRR. Il Comune ha descritto un pacchetto integrato che non si limita ai veicoli, ma include anche infrastrutture e dotazioni connesse. E, dal punto di vista procedurale, è stato particolarmente interessante il ragionamento sulla gara di aggiudicazione: suddividere la fornitura in lotti per evitare gare deserte e aumentare la partecipazione del mercato, mantenendo il controllo sul cronoprogramma.

Nel confronto finale è rimasto sul tavolo anche il tema più grande, che vale ovunque ma qui è amplificato: la qualità dell’aria migliora con flotte più pulite, ma la vera svolta richiede anche capacità di decongestionare e ripensare gli spostamenti, perché un mezzo “pulito” bloccato nel traffico resta comunque un problema di spazio e di tempo.

Unioncamere Puglia: city logistics, regole e dati per far funzionare l’ultimo miglio

La chiusura ha affrontato un tema spesso invisibile finché non esplode: la logistica cittadina e la gestione dell’ultimo miglio. Cosmo Albertini (Unioncamere Puglia), Iolanda Conte (Uniontrasporti) e Cosimo Chiffi (consulente), hanno raccontato il percorso del progetto DELIVER e una scelta di campo molto chiara: prima ancora di inseguire soluzioni “iconiche”, serve mettere mano all’esistente, ai dati, alle regole e all’uso dello spazio strada.

Il lavoro sui comuni pilota ha mostrato quanto sia determinante, per le amministrazioni, disporre di informazioni solide e aggiornate: censimenti delle piazzole, quadro della permessistica, logiche di tariffazione, coerenza tra regole e controlli. Ed è qui che la logistica cittadina smette di essere un tema per addetti ai lavori e diventa una questione di organizzazione urbana: se lo spazio è conteso e le regole non sono credibili, la consegna diventa disordine; se lo spazio è progettato e gestito, la consegna può diventare un pezzo “ordinato” della vita cittadina.

Un filo comune: sperimentare, misurare, raccontare

Se c’è un’immagine che resta, a fine webinar, è quella di un’Italia che lavora per tentativi ben costruiti: servizi a chiamata che nascono per risolvere problemi specifici, flotte che si rinnovano grazie a scelte amministrative intelligenti, logistica urbana che prova a uscire dalla dimensione emergenziale per diventare politica pubblica.

CIVINET Italia continuerà a dare spazio a questi racconti, perché è spesso lì che si nascondono le soluzioni più trasferibili: non nelle ricette universali, ma nei dettagli che fanno funzionare le cose. E con questo spirito, ci siamo salutati con l’augurio più concreto possibile: arrivare al 2026 con nuove energie e, soprattutto, con nuove azioni da mettere a terra insieme.
 

Author: Isinnova

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